HAMLET

1) IUS RES I, 2002 - Olio su cartone, cm 19x20

 

 

2) IUS RES II, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

3) IUS RES III, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

4) IUS RES IV, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

5) IUS RES V, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

6) IUS RES VI, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

7) IUS RES VII, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

8) IUS RES VIII, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

9) IUS RES IX, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

10) IUS RES X, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

11) IUS RES XI, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

12) IUS RES XII, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

13) IUS RES XIII, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

14) IUS RES XIV, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

15) IUS RES XV, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

16) IUS RES XVI, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

17) IUS RES XVII, 1995

Olio su cartone, cm 15x20

 

 

18) IUS RES XVIII, 1995

Olio su cartone, cm 14x19,5

 

 

19) IUS RES XIX, 1995

Olio su cartone, cm 11x19,5

 

 

20) IUS RES XX,1995

Olio su cartone, cm 14x19

 

 

21) IUS RES XXI, 1995

Olio su cartone, cm 11x19

 

 

22) IUS RES XXII, 1995

Olio su cartone, cm 13x24,5

 

 

23) IUS RES XXIII, 1995

Olio su cartone, cm 13x20

 

 

24) IUS RES XXIV, 1995

Olio su cartone, cm 13x20

 

 

25) IUS RES XXV, 1995

Olio su cartone, cm 13x20

 

 

26) IUS RES XXVI, 1995

Olio su cartone, cm 14x20

 

 

27) IUS RES XXVII, 1995

Olio su cartone, cm 9x14

 

 

28) IUS RES XXVIII, 1995

Olio su cartone, cm 9x20

 

 

29) IUS RES XXIX, 1995

Olio su cartone, cm 14x20

 

 

30) IUS RES XXX, 1995

Olio su cartone, cm 14x20

 

31) T.R.I.S., 1986/2002

Olio su tela, cm 30x24

 

 

32) IL RESTO È SOLTANTO UN ETERNO SILENZIO, 1995

Olio su cartone, cm 15x11,5

feliscatus@sicula.com

 

 

 

C’è tanto e ancora  tanto in questi scogli d’acqua e di conchiglie incollate una sull’altra in un tempo lungamente lungo; dentro la porta di suoni bivalvi, speculari dell’orecchio di Dioniso, nelle isole, udite e non viste, delle Sirene poste davanti ad un orizzonte ribaltato che copre sordi e attutiti appunti notturni oramai non più voce di luogo ma di effimera memoria. C’è davvero tanto sopra questi  riflessi cristallini, verticali verso il fondo senza fondo da cui gli scogli, l’acqua e gli scogli, affiorano con flemma e disinvolta mimesi tersicorea sul freddo suolo addivenuto del dì di Marte; è dagli scogli e dall’acqua ad essi annessa che emerge un pulviscolo bagnato di nebbia tremante negli odorosi pasti in una terra d’osso e di gesso toccata dal nulla eterno, di continui, estenuati fuochi d’artificio bianchi e laconici nei baci implosi, negli occhi perduti sull’accenno di un confine: lontano, lontano. Sguardo di sale su isole di sale, occhi di fuochi asciutti, aperti e chiusi sopra due labbra spaccate e dischiuse, umettate da una parola lieve che pensi e non dici, mai dirai; e per una delle tante eternità rimarrà a circondare il tuo viso disegnato dai  ricordi. Isole d’acqua che di terra si sono fatte, isole di terra che di gelida acqua diverranno.

Strane forme: e sorrido. E’ un sorriso pungente come il freddo che emana da questi cartoni dipinti e per questo trasparenti come l’aria calda che salta dai ventagli di borra.

Davvero sorrido! Guardo e sento quel sorriso fischiato di un treno d’estate su una campagna assolata, rossa di sugo e verde di intenso odore di basilico. Strano a dirsi ma era la stessa campagna di Magritte e De Chirico, di Böcklin e Friedrich. E di Amleto. Forse, in queste strane forme, solitarie e piene di echi di stanze vuote,  ho dipinto l’erba bianca e nera che loro hanno ben conosciuto, la loro perduta campagna bagnata dal mio mare disperato e senza nome.

G.S.