CAVALLI A DONDOLO
1) CAVALLI A DONDOLO, 1993 - Tempera su cartone telato, cm 135x70
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2) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1990 Legno e tempera su tavola, cm 40x50
3) CAVALLI A DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 40x30
4) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 30x40
5) CAVALLO A DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 30x40
6) ONDE A DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 24x30
7) DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 24x30
8) CAVALLI A DONDOLO, 1992 Olio su cartone telato, cm 30x40
9) CAVALLETTO A DONDOLO, 1993 Tempera su cartone, cm 40x30
10) CAVALLETTO A DONDOLO, 1993 Tempera su cartone, cm 40x30
11) ONDE E CAVALLETTO, 1993 Tempera su cartone, cm 30x24
12) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1993 Legno e tempera su cartone, cm 32x50
13) CAVALLO A DONDOLO, 1993 Legno e tempera su tavola, cm 32x54
14) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Legno e olio su cartone telato, cm 166x40
15) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Legno e olio su cartone telato, cm 166x40
16) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Tempera su tavola, cm 57x67
17) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Tempera su tavola, cm 70x80
18) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Tempera su tavola, cm 70x80
19) CAVALLI A DONDOLO, 1993 Tempera su tavola, cm 57x67
20) IL CAVALLETTO E IL DONDOLO, 1993 Tempera su carta su tavola, cm 32x48
21) IL CAVALLO E IL DONDOLO, 1993 Tempera su carta su tavola, cm 32x48
22) IL CAVALLUCCIO E IL DONDOLO, 1993 Tempera su carta su tavola, cm 32x48
23) LA CAVALLETTA E IL DONDOLO, 1993 Tempera su carta su tavola, cm 32x48
24) CAVALLO E CAVALLETTO, 1995 Tempera su tavola, cm 25x19
25) CAVALLUCCIO E CAVALLETTO, 1995 Tempera su tavola, cm 25x19
26) CAVALLETTA E CAVALLETTO, 1995 Tempera su tavola, cm 25x19
27) CAVALLETTO A DONDOLO, 1995 Tempera su tavola, cm 25x19
28) CAVALLO A DONDOLO, 1995 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 30x40
29) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1995 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 30x40
30) CAVALLETTA A DONDOLO, 1995 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 30x40
31) RUOTA A DONDOLO, 1995 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 30x40
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Non voglio dormire né cullarmi tanto da
arrivare a farlo. Voglio soltanto evitare di vedere e di sentire. E
vedere, sentire, gustare, annusare, toccare con gli occhi della mente. Da sveglio, con queste mie sensorie
memorie, voglio dedicarmi a cullare quel che mi resta di un’Arancia
Azzurra: un’Arancia Azzurra. Sto cercando la felicità in pittura.
Una felicità fatta di pittura e non di oblio che felicità non potrebbe
mai essere. L’oblio è la precarietà gravida di terrore dopo una
ovattata, insipida ma vertiginosa, a grossolana voce minuziosa scansione
temporale ubriaca. La decimazione casuale di quanto
pretende la possanza di sottrarsi all’oblio accelera prima lo strappo di
un’illusione (quale soglia ultima) e, subito dopo, l’invitante baratro
di una rabbia convulsa dove precipitare, senza mai raggiungere il fondo,
in una corsa dimenticata a forza verso l’apatia. Se l’oblio è questo, e se fa di
tutto per tenermi a sé legato mani e piedi, come posso mai pensare
soltanto ad una blanda culla pittorica atta solo a svuotare per riempire ,
con un movimento a singhiozzo anziché continuo, il vuoto con nuovi
dilatabili vuoti che hanno il compito di frenare la mia prerogativa di
fare, riversandola pensando ad altro (ecco l’aggravante!) in una
ipotetica, “poco edificante e sonnolenta” incapacità di fare e di
pensare? Voglio addormentarmi per svegliarmi
dormendo, e in una concreta illusione dipingere i figli dei sogni. Portare
nell’oblio pittura immaginaria la cui felicità è solo uno dei primi
passi per imparare a muovermi con andamenti curvilinei tutti uguali in
apparenza ma tutti diversi nella sostanza. Dipingere il dondolo è il
tramite per trasferirmi nell’immaginario. Io mi cullo su un dondolo
dipinto e mi addormento. Mi sveglio dentro la pittura. E non ho bisogno di
dipingere perché sono pittura. Le sollecitazioni a cui oggi siamo
sottoposti sono di gran lunga superiori a quelle che ci servono. Sono
troppe e, oltretutto, difficilmente assimilabili perché tanto veloci da
inibire ogni capacità di analizzarle anche a livello inconscio. Analisi,
si badi bene, come valutazione e non come tagliuzzamento. E la capacità
di valutazione è un’insostituibile e naturale caratteristica
(insostituibile perché naturale) di cui ci stiamo privando. Sono convinto che tutti quanti corriamo
seri pericoli. Checché possano pensarne gli ottimisti ad oltranza, che
per essere tali hanno sicuramente il loro tornaconto, continuando così
finiremo, non sapendo più da quale parte andare, per sbattere la testa
l’uno contro l’altro. Si può tentare di assorbire la
superpregnanza di questa straboccante realtà e diventare matti o
prenderla di petto e uscirne a pezzi. Si può far finta di niente con la
ripetizione continua della stessa pittura monotona e falsa e diventare
stupidi. Si può effettuare un salvataggio all’ultimo momento
chiudendosi in totale solitudine, facendo magari grande pittura
autocelebrativa. Salvezza apparente per la nostra superbia, ma neanche
questa per il nostro coraggio costretto a chinarsi davanti
all’arrendevolezza o peggio a soccombere sotto il peso della
vigliaccheria. Si può dipingere un dondolo, fermo da
poco o prima che incominci a muoversi. G.S.
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