CAVALLI A DONDOLO
III
1998: I POLITTICI
1) CAVALLI A DONDOLO, 1998 - Tempera su cartone, cm 35x34
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2) CAVALLO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 32x17
3) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 24x29
4) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 14x16
5) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su carta, cm 18x20,5
6) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 31x21
7) CAVALLI A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 13,5x9,5
8) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 32x26,5
9) CAVALLO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 34,5x19
10) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 24,5x21
11) CAVALLETTA A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 34x23,5
12) CAVALLETTA A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 32x23,5
13) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 40x25,5
14) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Matita su cartone, cm 25x20
15) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su carta, cm 32,5x24,5
16) CAVALLUCCIO E ONDE A DONDOLO, 1998 Matita e penna su cartone, cm 32x28
17) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 34,5x27,5
18) CAVALLETTA A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 40,5x33
19) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 14,5x11
20) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 23x15
21) CAVALLI A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 44,5x31
22) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 30,5x21
23) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 25x22,5
24) CAVALLO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 24x22
25) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone su tavola, cm 44,5x31
26) CAVALLUCCIO A DONDOLO, 1998 Legno e tempera su cartone, cm 35,5x49 |
Più
che la traccia di un pensiero felino e ben tornito; più che la traccia di
un passaggio breve. E, soprattutto, il corpo di tutto, anche del pensiero,
del dondolio genitore e carezza della vita. Ciò
è avvenuto, avvenne e avviene sopra supporti, stavolta polittici, trovati
per caso con grande meraviglia per le straordinarie proporzioni
(sicuramente non volute - anzi soffocate dalla funzione -
per il fine verso cui poi io le ho dirette dopo il primo
stordimento e l’inebriante approccio), per le forme utili e belle, molto
più di quelle studiate e usate in passato come contenitori di elaborate
ripetizioni, accumuli di contigui ma distinti e smarriti settori dalle
qualità mediocri nel medio mare che, incurante di tutto, rimbalza di
colonna in colonna; molto più nuovi e coerenti di tutte quelle parti
mielose e tarlate, separate e incomunicabili, accostate secondo smunte
regole, sempre e scioccamente ascensionali, tramandate con la falsa gioia
della scoperta di cose in realtà già vecchie di secoli e dal sapore
monocorde stantio. Molto più di quei dipinti, più o meno uguali e
misurabili a tonnellate, da sempre privi dell’impennata vitale della
sorpresa. I
miei polittici, invece, hanno dimensioni contenute e contenevano
tutt’altro prima di diventare tali. Sono opere d’arte che avvolgono
nel tempo lo spazio e viceversa; i miei polittici sono leggeri, non hanno
ali e volano di pensiero in pensiero, da un’era all’altra. Sono
sedimenti trasparenti senza il peso di qualsivoglia anima e transenne
mentali dai tempi ridicoli nell’eternità del cosmo. Ad
oggi quanto tempo è passato da quando sono nati? Un lustro, dieci anni,
venti, venti milioni di anni? Quanti anni compie oggi il vento che ha
cullato l’erba del Cretacico? In quali di questi anni sono collocate
quelle passeggiate senza attese gloriose, d’estate e d’inverno, col
sole e con la pioggia, nel silenzio, negli ampi corridoi, tra le vetrine e
le teche con quegli impagabili gioielli di ossi e forme vive, di una vita
scomparsa, solo in parte, da tanto di quel tempo che è persino difficile
riuscire ad immaginarlo. Ma
quanta parte del mio corpo ha dialogato anche coi rettili e gli insetti
che accompagnavano i dinosauri nelle loro migrazioni, a bordo di erranti
zolle galleggianti, sino all’ultima di esse? Amo questo luogo di voci
silenti che non avevano eternità da conquistare e custodire fuorché
quella che in essi adesso
sta, imprescindibile dalla forma.
Superlativi
spiccioli di materia queste “ opere della mano dell’uomo”
dell’artista Feliscatus: nella carta e
nel cartone, nel legno e nella tempera c’è un viavai di ombre
ferme nell’ondondolio latente, un polittico ateo, c’è la terra
fragorosa e scarna, l’erba stampata, gli animali stiacciati, le corolle
di calcare, l’embrione della creazione, l’armonia dei lunghissimi
tempi della natura senza coscienza di sé, la geometria dell’infinito
senza dei e il moto delle onde che ha dato colore ad ogni glaciazione.
G.S.
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