DON CHISCIOTTE E DULCINEA
1) DON CHISCIOTTE E DULCINEA, 2006 - Olio e tempera su cartone, cm 72x90
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2) DON CHISCIOTTE, 2006 Olio su tavola, cm 52,5x24,5
3) DON CHISCIOTTE, 2006 Olio su tavola, cm 77,5x43
4) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 68x33
5) DON CHISCIOTTE E DULCINEA, 2006 Olio e tempera su tavola, cm 128x120
6) DULCINEA, 2006 Olio e tempera su cartone, cm 101x72
7) DON CHISCIOTTE E DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 101x144
8) DON CHISCIOTTE E DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 72x101
9) DON CHISCIOTTE E DULCINEA, 2006 Olio e tempera su cartone, cm 72x202
10) DON CHISCIOTTE, 2006 Olio e tempera su cartone, cm 101x72
11) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 202x72
12) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 202x72
13) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 101x72
14) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 202x72
15) DON CHISCIOTTE, 2006 Olio su tavola, cm 40x30
16) DON CHISCIOTTE, 2006 Olio su tavola, cm 50x40
17) DULCINEA, 2006 Olio su cartone, cm 40x30
18) ATLANTE CON LA TESTA DI DON CHISCIOTTE IN RIVA AL MARE, 1992-2006 Olio su tavola, cm 90x130
19) DON CHISCIOTTE TORO-LEONE, 2006 Olio su tavola, cm 40x50
20) DON CHISCIOTTE TORO, 2006 Olio su tavola, cm 70x80
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Questo è Don Chisciotte e lei è Dulcinea. Tutt’e due sono fatti di arsa terra d’Esperia, di puntuti picchi iberici, di acqua e venti atlantici. Sono fatti di carta di Picasso, di cavalletti di disa dentata e tagliente, di flamenco e di porto, sangue di toro e carminio d’arena. Di tutta la Spagna che è, e sempre sarà, nel mio sangue. Del cielo azzurro sulle brulle colline siciliane, delle due di pomeriggio e delle pellicole feline. Ah, quel periplo, quella gola che bacia la “mia Africa” che, pur essendo prossima e dirimpettaia, mani delle mie mani, non ho mai visto, proprio come quel topo che un giorno di un’altra vita mangiò tutte quelle pere e mele vizze, che perciò, in altri anni, posi a tenere la faccia di Head: piccolo topo con la forza di un intero continente. Che dire oggi di questa mostra? Che è bella, che mi piace. La prima di un nuovo luogo, con la testa compressa e gli occhi camaleontici diretti alla luce di due buchi. Cherchez la femme! C’è sempre di mezzo una donna. Comunque, sia pure inconsapevole, c’è una donna che dà il la che manca. I
corpi sono d’osso che resta inalterato al passare del tempo. Niente
carne che in breve tempo corrompe le sue forme. Solo mani per fare, piedi
per andare, il sesso per il piacere, qualche volta per la continuità
della specie. Coste di roccia e sabbia delineano un volto che è tale
perché, casualmente, l’acqua, in virtù di un equilibrio precario, gli
dà connotati assimilabili ad un volto conosciuto. E
basta, come direbbe William: questo è Don Chisciotte e la dama alla quale
egli dedica le sue imprese è Dulcinea. Testa prensile per Don Chisciotte,
involuzione a conchiglia per Dulcinea. Il cervello è statuario, fossile
come ogni forma, calcareo per non pensare e non provare il senso del
dolore. Don Chisciotte e Dulcinea, due nuovi animali per una mitologia
della bizzarria creativa nata già contemporanea d’ogni tempo. In testa
d’ombra e di sole di Spagna, la Spagna delle torri, delle impalcature
sfitte; con il corpo di cavallo e cavalletto coi piedi ortografici ben
piantati a terra e le mani che stringono armi o drappi, oppure aprono
parole nuove in un tacito assenso. Infine
e soprattutto il vuoto. Il vuoto, tra pilastro e pilastro. Il vuoto che,
in positivo, ha i connotati di tutto. Il vuoto in volo, giù dalla
montagna verso il mare. Questo è Don Chisciotte, lei è Dulcinea. G.S.
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