L'ISOLA DEL DR. MOREAU
1) LA CASA DEL DOLORE, 2002 - Olio su cartone, cm 40x30
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2) LOSANGA, 2002 Tempera su tavola su tela, cm 28x22
3) LA META, 2002 Tempera e olio su tavola su tela, cm 40x30
4) ISOLA SEGRETA, 2002 Olio su cartone, cm 18x14
5) NELLA METÀ DEL VIAGGIO, 2002 Tempera e olio su tavola su tela, cm 40x30
6) L'ISOLA DELL'ONDA, 2002 Tempera su tavola su tela, cm 24x21
7) ONDE MEDIO-HITCHCOCK, 2002 Tempera e olio su tavola su tela, cm 28x18
8) RENÉ-BALTHAZAR-MOREAU, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 27,5x23
9) IDEM: UOMO-CINQUE, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 27x23
10) IL QUARTO MONDO NUOVO, 2002 Olio su cartone, cm 24x18
11) EL PASO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 16,5x15
12) L'ISOLA MOBILE, 2002 Olio e tempera su tavola su tela, cm 32x20
13) LA NUOVA CASA FRANCESE, 2002 Tempera su tavola su tela, cm 32x21,5
GOCCE FOSSILI SU UNA QUIETE ARCAICA
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Fu
lo stesso giorno in cui una finestra, mollemente adagiata su una bolla di
sapone ribelle, dall’alto della sua elevata posizione e da tutti quei
vapori che le ronzavano attorno, decise di dissertare, rivolgendosi
all’immensa platea di finestre sottostanti, sull’eventualità di una
totale desertificazione, che, per meglio capire cosa stava accadendo,
volli tuffarmi a capofitto nel precipizio che da quella luce si apriva.
Quale non fu la mia sorpresa nel vedere che stavo emergendo da una lunga,
estenuante salita dal fondo del mare, davanti a quella che sembrava
un’isola, tra le piccole che fanno da satelliti alle grandi isole,
di media grandezza, con le pareti scoscese, apparentemente priva di
approdi, nella quale chiaramente stava accadendo tutto il contrario di ciò
che doveva essere fatto. “Fermi!”. Dissi ad alta voce, chiamando a
raccolta tutto il fiato ─ e non era molto ─ di cui
in quel momento potevo disporre. Capii che era stato l’odore bagnato di
quelle urla strazianti, che ora sentivo più distintamente, infangate da
un indicibile dolore, a richiamare la mia attenzione e a farmi correre in
superficie. L’urlo di Art, la
vivisezione di ogni insetto, del loro sogno che nel buio cieco
ininterrottamente avanza; la corsa a gomito della Wells Fargo, Il bagno
nell’oro elettrico dell’Orient-Express tagliato in viaggio, tutti
quanti infine abbandonati nell’occhio che troppo ha pianto di un immenso
tempo. Ancora più convinto, dissi: “Fermi!” Mai e poi mai li avrei
abbandonati al loro destino privandoli della capacità di giudizio, sia
pure ridotta, nell’eremo perduto, luogo degli assalti a testa bassa, dei
giocolieri macilenti, e delle vite per metà spezzate, per metà squartate
in scena, ondivaghe da mattina a sera, in procinto di un volo senza
ritorno. È vero, fu così che tutto accadde. Fu così che mi trovai
invischiato in un oceano di gabbie. G.S.
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