1966-78

 

1) LA SEDIA, 1971 - Olio e tempera su tela, cm 60x40

2) FIGURA, 1973 - Olio su tela, cm 100x70

3) PAESAGGIO D'ESTATE E M4, 1978 - Olio e tempera su tavola, cm 30x120

 

 

 

4) NATURA MORTA, 1966

Olio su cartone telato, cm 15x25

 

 

5) FIGURA, 1968

Olio e tempera su tavola, cm 24,5x19,5

 

 

6) FIGURE, 1969

Olio e tempera su tela, cm 70x40

 

 

7) FIGURE, 1970

Olio e tempera su tela, cm 70x50

 

 

8) FIGURA, 1970

Olio e tempera su tela, cm 60x50

 

 

9) INCIDENTE, 1970

Olio e tempera su tela, cm 50x35

 

 

10) FIGURA, 1970

Olio e tempera su tela, cm 40x30

 

 

11) IL VIAGGIO, 1970

Olio e tempera su tela, cm 60x40

 

 

12) FIGURE, 1970

Olio e tempera su tela, cm 55x40

 

 

13) RITRATTO DI SALVATORE ROMANO, 1970

Argilla

 

 

14) L'IRA, 1970

Argilla

 

 

15) LA MORTE, 1970

Gesso

 

 

16) FIGURE, 1971

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

17) FIGURE, 1971

Olio e tempera su tela, cm 50x40

 

 

18) BETONIERA, 1971

Olio e tempera su tela, cm 45x35

 

 

19) FIGURE, 1971

Olio e tempera su tela, cm 60x40

 

 

20) FIGURA, 1971

Gesso dipinto

 

 

21) FIGURE, 1971

Gesso dipinto

 

 

22) VENDITORE DI STOFFE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 60x50

 

 

23) DESIDERIO DI VOLARE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 60x40

 

 

24) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 70x50

 

 

25) LA COLAZIONE, 1972

Olio e tempera su tavola, cm 40x40

 

 

26) VECCHIO E GIOVANE SICILIANI, 1972

Olio e tempera su tela, cm 100x70

 

 

27) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 50x50

 

 

28) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 60x50

 

 

29) L'UCCISO, 1972

Olio su tela, cm 100x70

 

 

30) IL FIGLIO MORTO, 1972

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

31) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 70x105

 

 

32) SCIOPERO, 1972

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

33) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

34) IL CONCERTO, 1972

Olio e tempera su tela, cm 100x100

 

 

35) PAESAGGIO, 1972

China su carta, cm 18x12

 

 

36) FIGURE, 1972

Olio e tempera su tela, cm 100x100

 

 

37) FIGURA, 1972

Olio su tela, cm 60x50

 

 

38) MADRE, 1973

Olio e tempera su tela, cm 50x60

 

 

39) FIGURE, 1973

Olio e tempera su tela, cm 60x50

 

 

40) FIGURE, 1973

Olio e tempera su tela, cm 50x60

 

 

41) FIGURE (fronte), 1973

China su carta, cm 23,5x33,5

 

 

42) APPARIZIONE (retro), 1973

Matita su carta, cm 33,5x23,5

 

 

43) FIGURE, 1973

Olio su tela, cm 120x100

 

 

44) AUTORITRATTO (APPARIZIONE IN UN CIMITERO), 1973

Olio su tela, cm 70x70

 

 

45) FIGURE, 1973

Olio su tela, cm 60x50

 

 

46) FIGURA, 1973

Olio su tela, cm 150x140

 

 

47) FIGURA, 1973

Olio su tela, cm 60x50

 

 

48) FIGURA, 1973

Matita su carta, cm 18x18

 

 

49) FIGURA IN RIVA AL LAGO, 1973

Matita su carta, cm 24x18

 

 

50) IL DOLORE E IL PIANTO, 1973

Olio su tela, cm 160x160

 

 

51) FIGURE, 1974

Olio su tela, cm 90x60

 

 

52) FIGURA, 1974

Olio su tela, cm 100x80

 

 

53) FIGURE, 1974

Olio e tempera su tela, cm 100x80

 

 

54) PAESAGGIO, 1974

China su carta, cm 15,7x15

 

 

55) FIGURE, 1974

Olio su tela, cm 80x60

 

 

56) FIGURE, 1974

Olio su tela, cm 100x80

 

 

57) FIGURA, 1975

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

58) IL CANTO IN RIVA AL LAGO, 1975

Olio su tela, cm 100x80

 

 

59) FIGURA, 1975

Olio su tela, cm 80x60

 

 

60) IL SOGNO, 1975

Olio e tempera su tela, cm 90x60

 

 

61) FIGURE, 1975

Olio e tempera su tela, cm 80x70

 

 

62) FIGURA, 1975

Olio e tempera su tela, cm 90x60

 

 

63) FIGURA, 1975

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

64) FIGURA E PAESAGGIO, 1975

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

65) FIGURA, 1975

Olio su tela, cm 70x35

 

 

66) L'URLO, 1975

Olio e tempera su tela, cm 100x70

 

 

67) UOMO E CANE, 1975

Olio e tempera su tela, cm 90x70

 

 

68) FIGURE, 1975

Olio e tempera su tela, cm 90x70

 

 

69) FIGURE, 1976

Olio e tempera su tela, cm 80x60

 

 

70) FIGURA, 1976

Olio e tempera su tela, cm 90x70

 

 

71) L'UOMO E LA POLTRONA, 1976

Olio su tela, cm 120x80

 

 

72) L'UOMO E LA POLTRONA, 1976

China su carta, cm 50x45

 

 

73) L'UOMO E IL CANE, 1976

China su carta, cm 60x40

 

 

74) FIGURA E PAESAGGIO, 1976

Olio e tempera su tela, cm 90x60

 

 

 

75) PAURA DI NIENTE, 1976

Olio e tempera su tela, cm 100x70

 

 

76) LA FESTA, 1977

Olio e tempera su tela, cm 100x150

 

 

77) SUONI DELLA NOTTE E MODULO 4, 1977

Olio e tempera su tela, cm 50x80

 

 

78) MODULO 4, 1977

Matita su carta, cm 15x15

 

 

79) IL VOLO DELL'ARCOBALENO E MODULO 4, 1977

Olio e tempera su tela, cm 120x80

 

 

80) COSTRUZIONE DI UNA ROSA, 1977

Olio e tempera su tela, cm 40x40

 

 

81) AUTORITRATTO E M4, 1977

Olio e tempera su tavola, cm 55x220

 

 

82) LA DANZA E IL MODULO 4, 1978

Grafite e pastelli su tavola, cm 110x100

 

 

83) AUTORITRATTO, 1978

Olio su tavola, cm 110x110

 

 

84) PAESAGGIO, 1978

Olio e tempera su tavola, cm 60x60

 

 

85) MARIA ELENA E PAESAGGIO SICILIANO, 1978

Olio e tempera su tavola, cm 60x120

 

 

86) MODULO 4: ALBERO, 1978

Olio e tempera su cartone telato, cm 35x50

 

 

87) LUCE E OMBRA, 1978

Olio e tempera su tela, cm 60x60

 

 

88) LUCE, OMBRA,  MOVIMENTO, 1978

Olio e tempera su tela, cm 100x70

 

feliscatus@sicula.com

 

 

 

La pittura di Sicula nasce dalla fruizione di elementi a lungo sedimentati che affiorano e si coagulano, sia che provengano da una cultura artistica facilmente definibile, sia che derivino da una protesta contro l’attuale condizione umana.

Il tema della solitudine con le sue profonde connessioni di ordine psicologico, appare, accanto a quello dell’alienazione e dell’angoscia, il tema predominante, attuato attraverso un collage della memoria come di immagini venute fuori dallo snodarsi di tanti fotogrammi in una moviola impazzita e la cui persistenza visiva si attua e si realizza in una superficie fitta di figurazioni colte in angolazioni diverse. Il processo di visualizzazione  e di percezione ottica è spinto fino al limite della rottura, ma la sequenza filmica, in una sorta di assemblagge di storie umane ansiose, sempre compresenti in brani drammatici, felicemente supera l’impatto descrittivo per strutturarsi in una esperienza visiva di indiscussa capacità suggestiva.

Sicula si fa attento e riflessivo interprete del suo tempo nella aspra ed inquieta tensione che nasce dal contrasto tra evocazione e racconto; tra pura espansione lirica e volontà di rendere conto circostanziato dello scenario della storia dell’uomo. Per questo il suo linguaggio è acuto, tagliente, sezionante, quasi per aprire l’opaca durezza delle situazioni e mettere a nudo una verità tutt’altro che consolante: una verità di inquietudine, di strazio e di crudeltà.

Il segno è netto e lucido dentro un’atmosfera di sospensione creata dalle tinte dominanti del grigio, del bianco lacerante, totalmente sorretto da una gamma limitata e parca di colori intermedi.

Ne viene fuori una simbologia umana di intensa vibrazione, una pittura di impercettibili attriti, di sgomenti improvvisi e di tensioni affioranti, un diario umano affidato non solo al veicolo esaltante della memoria, ma al fluire denso di una precisa coscienza etica.

Giovanni Cappuzzo

 

…Le opere pregne di virile fantasia e al tempo stesso di amara contemplazione di fronte all’esistenziale travaglio dell’uomo, evocato con precisa ed allusiva simbologia, comunicano con stupore in chi guarda, un messaggio da cui emerge la persuasione di una continuità ininterrotta fra passato e presente, fra sogno e realtà, dove figure e soprattutto volti umani divengono fantasmi, specchio di una coscienza inquieta. Perciò le figure si presentano in dimensioni prospettiche polivalenti cui l’intensità timbrica condotta su pochi valori cromatici conferisce una patina suggestiva. Si ha l’impressione che Sicula si rivolga alla determinazione di forme plurievocative ma il risultato supera ogni ambiguità per articolarsi in una dimensione sofferta e dolorante, anche perché protagonista indiscusso delle sue figurazioni resta l’uomo calcato in una bruciante attualità storica. Si ha pertanto modo di constatare che la sua opera nasce da una più profonda radice in cui forza istintiva d’urto e meditata capacità di sintesi rappresentano punti fermi di un processo dialettico ricco di tensione, quasi che il pittore conoscendo i pericoli dell’emotivo ne tenti l’elusione trasferendo l’istanza in un ordine razionale. Una pittura sofferta, questa del giovane Sicula, quasi una piaga costantemente aperta e sanguinante nel costato pulsante della odierna civiltà tecnologica.

Franco Lo Cascio

 

Ormai da qualche tempo Gaspare Sicula sta seguendo un chiaro discorso tutto giocato sulle sovrapposizioni della figura umana e denso di cromatiche eleganze. Nell’ordine di un’analisi rigorosa, che vive secondo i canoni dell’emozione ma che non dimentica i valori della ragione, Sicula riesce ad esprimere un distaccato gusto per le espressività psicologiche. Dove i personaggi si amalgamano dentro uno sfondo di scenografici fondali l’immanenza della realtà si fa più viva, aperta a diverse prospettive. Più che un discorso il suo è un racconto che si articola dentro un esatto binario, non ermetico ma aperto agli scontri con la vita reale.

A volte in chiave quasi mistica, ma spesso capace di rispecchiare gli acuti gridi dei suoi interpreti umani.  

Giuseppe Servello

 

Gaspare Sicula, ancora giovanissimo, ha conquistato già mezzi idonei ad esprimere, in una moderna figuratività, un mondo profondamente angosciato dove le immagini si muovono come larve, come fantasmi avvolti nei loro sudari, ombre grigie emergenti dai fondi scuri con inquietante presenza.

La drammaticità di queste situazioni è accentuata spesso dal replicarsi dello stesso atteggiamento in una serie di figure, oppure all’improvviso moto di un volto che, in sequenze sovrapposte, mette a nudo moti interiori e disperate paure. L’insistenza su questa tematica, l’assenza di gioia e di sorriso nell’intera produzione, non ci sembra dovuta a influssi esterni o a mode importate, ma ad una severa riflessione sulla vita di una umanità alienata…

…La figura umana è sempre presente in questi quadri, volti doloranti evidenziati da luci radenti che sprofondano nell’ombra, le orbite e le bocche semiaperte nel lamento o nell’invocazione. Le mani si protendono verso i primi piani in arditi scorci, in accorati gesti, le vesti fluttuano in un tormentoso intricarsi di pieghe.

Schermi trasparenti, quinte mobili immateriali, vani di fittizie porte e finestre giocano di pieno e di vuoto negli ambienti luminescenti dominati da grigi chiari o scuri intesi a creare uno spazio irreale.

Le immagini si moltiplicano negli atteggiamenti più vari coinvolgendo il riguardante a meditare sul dramma dell’esistenza, sulla triste condizione umana da cui è scaturita tale pittura.

Sicula dunque ha compiuto la sua scelta critica sulla società odierna, ed in conseguenza si è immesso in un filone artistico che ha le sue radici nel realismo contemporaneo e che tiene conto delle più recenti ricerche di nuova figurazione…

Franco Grasso

 

Le passioni di Sicula vivono antiteticamente raccolte e scagliate dal volto senza tempo di un uomo, di un fanciullo, che può essere grido di dolore e di morte, attesa incessante di una realtà da cui tutti attendiamo un frutto migliore.

La decadenza di una ideologia e il suo travaglio di materia, raccolta nelle dismorfie delle figure, nella loro smembrata rassegnazione e in quell’oscura volontà di rinnovare, sono emblemi che Sicula forgia col fuoco di una gioventù già vecchia di sentimenti, stanca di promesse, che brucia, nel rogo delle consuetudini ideali, gli ultimi esseri di una realtà forse da dimenticare. A questa angoscia improvvisa, illimitata, Sicula risponde col suo tragico segno di dolore.

Aldo Gerbino

 

Egli attua il modo di costruire l’opera su un impianto ordinato, come su una quinta di teatro, ove tutto miri a rendere nel desiderio della scena conclusa ed aperta. Il gioco di questa edificazione prospettica che vibra nella lontananza come un’eco che faccia sentirsi ripetutamente è il primo stadio di tutto questo impianto; ma la centralità funzionante è sempre questo soggetto umano col suo rapporto intimo tra le cose e gli eventi, per questo non certamente ilare, festoso, ma come rappreso, quasi per essere pietrificato, in una impalcatura di vita che quasi non esiste; scenario, diremmo, addirittura triste, rapportato al limite di questo mondo che non è più neppur vegetale e che, sulla soglia dell’umano, non dice parola ed ha qualcosa dell’imminente perdizione. E gli uomini che il pittore vede, anzi gli uomini che vedi, che tu spettatore e protagonista medesimo vedi, non sono altro che esseri quasi automi o larve di se stessi…

Mario Maiorino