FELISCATUS I
1993-96: SELF-PORTRAITS
1) FC, 1994 - Olio su tavola, cm 50x50
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2) FC, 1993 Olio su tavola, cm 53x23
3) FC, 1993 Olio su tavola, cm 65x24,5
4) FC, 1993 Olio su tavola, cm 70,5x32,5
5) FC, 1993 Olio su tavola, cm 50x29
6) FC, 1993 Olio su tavola, cm 51,5x27,5
7) FC, 1993 Olio su cartone, cm 40x40
8) FC, 1993 Olio su tavola, cm 40x30
9) FC, 1993 Olio su tavola, cm 45x35
10) FC, 1993 Olio su tavola, cm 39x40
11) FC, 1993 Olio su tavola, cm 40x40
12) FC, 1993 Olio su tavola, cm 70x31
13) FC, 1993 Olio su tavola, cm 70x34
14) FC, 1993 Olio su tavola, cm 50x40
15) FC, 1993 Olio su tavola, cm 45x45
16) FC, 1994 Olio su tavola, cm 69x33
17) FC, 1994 Olio su tavola, cm 84x35
18) FC, 1994 Olio su tavola, cm 53x22,5
19) FC, 1994 Olio su tavola, cm 33x23
20) FC, 1994 Olio su tavola, cm 50x41
21) FC, 1994 Olio su tavola, cm 41,5x36
22) FC, 1994 Olio su tavola, cm 40x18
23) FC, 1994 Olio su tavola, cm 50x18
24) FC, 1994 Olio su tavola, cm 71x35
25) FC, 1994 Olio su tavola, cm 70x20
26) FC, 1994 Olio su tavola, cm 80x15
27) FC, 1994 Olio su tavola, cm 68,5x15
28) FC, 1995 Olio su tavola, cm 41x34,5
29) FC, 1995 Olio su tavola, cm 41x34,5
30) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x36
31) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x35
32) FC, 1995 Olio su tavola, cm 60x60
33) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x33,5
34) FC, 1995 Olio su tavola, cm 54x21,5
35) FC, 1995 Olio su tavola, cm 53,5x28,5
36) FC, 1995 Olio su tavola, cm 63x19
37) FC, 1995 Olio su tavola, cm 62x19
38) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x40
39) FC, 1995 Olio su tavola, cm 33x33
40) FC, 1995 Olio su tavola, cm 38x36
41) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x30
42) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x30
43) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x30
44) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x30
45) FC, 1995 Olio su tavola, cm 40x30
46) FC, 1995 Olio su tela, cm 40x30
47) FC, 1995 Olio su cartone, cm 40x30
48) FC, 1995 Olio su cartone, cm 40x30
49) FC, 1995 Olio su cartone, cm 40x30
50) FC, 1995 Olio su cartone, cm 40x30
51) FC, 1995 Olio su cartone, cm 31x30
52) FC, 1996 Olio su tavola, cm 74,5x25
53) FC, 1996 Olio su tavola, cm 60x20
54) FC, 1996 Olio su tavola, cm 60x20
55) FC, 1996 Olio su tavola, cm 52x30
56) FC, 1996 Olio su tavola, cm 40x20
57) FC, 1996 Olio su tavola, cm 40x20
58) FC, 1996 Olio su tavola, cm 40x20
59) FC, 1996 Olio su tavola, cm 40x20
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Questa mostra riguarda un ciclo di
dipinti che ho realizzato tra il 1993 e il 1996 e che attraversa in modo
imprevisto il periodo di quattro anni. Percorso inatteso, quindi, ma anche trasversale, perché contemporaneamente a queste
tavole, e nella più parte del tempo, facevo altri lavori legati a temi
completamente diversi, condotti a termine con una tecnica pittorica che
nulla aveva a che vedere con quella che stava alla base degli “oli
dall’acuto sentire”, anzi, in questi ultimi,
il procedimento era un tutt’uno con ciò che lo stava generando;
meglio voglio dire, per fare intenso dialogo con l’attenzione che vorrei
in voi ci fosse, che la pasta pittorica spessa, grondante, la pennellata
veloce, saettante che a volte colpiva la tavola con rabbia più che con
veemenza, erano un’unica, inseparabile, aggrovigliata massa di umori con
ciò che da quel colore – in qualche caso in modo repentino – stava
nascendo. Quale coinvolgimento in questi autoritratti! Ma come, vi
chiederete, con la faccia di gatto? Eh sì, miei cari, sono così fatte le
vere facce dell’artista che sta davanti a voi. In cotal convincimento è
l’asserzione: dalla verità intrinseca della forma viene smorzata
ogni parvenza di dubbio. Un quaderno sul quale – le tavole
usate – nell’arco di quattro anni, ogni tanto, quando
l’irrefrenabile urgenza travolgeva ogni argine, ho scritto qualcosa di
breve e assoluto. Proprio così,
autoritratti; semplicemente. Un forte e costante sentimento, con brividi
di alta emozione dal primo pelo all’ultimo, mai un attimo di noia dalla
prima all’ultima pennellata; dal grido d’inizio all’estasi del
sibilo finale che faceva seguito alla firma che mancava. Ah, Munch! Caro Edvard, stavi a
guardarmi, seduto, con le tue ombre liquefatte! Privo di alcun gorgheggio,
senza sfarzo penso all’intervento della natura potente, alla cura da
cavalli che piega i cipressi in corsa, alle finestre illuminate, ai cieli
sanguinanti. Adesso i miei quadri sono lì, da una volta all’altra
irremovibili in luoghi cangianti, le mie tante facce sono parte di quelle
tavole trovate, strappate alla loro indolente seduta, da ben altri umori
nate ed appoggiate ad un’altra età, intrisa, questa,
di sangue di pinete montane e di lagrime del mare. Autoritratti,
sono e saranno, un diario intimo dipinto a piene mani con pezzi di quella
faccia che tanto ben conosco, con quella luce che dall’alto allunga le
ombre verso il basso, giù fino al petto, rendendo la voce cupa un ruggito
vittorioso in un luogo che da “sempre” non esiste più. Quanta distanza dai frutti nelle
nicchie, dalle arance azzurre, dai dondoli e dalle conchiglie, eppure
contemporanei, conterranei di tutto quanto e quelle genti i visi in attesa
che conosco e riconosco, gli occhi smarriti in un guizzo fulmineo, nella
genesi di una mano stanca tra un dipinto che rientra nella norma e
l’altro pure, mentre Gustav
gira senza sosta. G.S.
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