FELISCATUS IV
1998: I POLITTICI
1) FC, 1998 - Olio su cartone, cm 16x24,5
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2) MANDARINO, 1998 Olio su cartone, cm 12x20
3) PERA, 1998 Olio su cartone, cm 22x11
4) FC, 1998 Olio su cartone, cm 21x13
5) MARE, 1998 Olio su cartone, cm 7x21
6) FC, 1998 Olio su cartone, cm 16,5x12,5
7) MANDARANCIO, 1998 Olio su cartone, cm 16x18,5
8) FC, 1998 Olio su cartone, cm 15,5x12
9) FRUTTI, 1998 Olio su cartone, cm 13x25
10) FRUTTI, 1998 Olio su cartone, cm 17x26
11) FC, 1998 Olio su cartone, cm 14x20
12) FC, 1998 Olio su cartone, cm 13x32,5
13) FC, 1998 Olio su cartone, cm 16,5x18,5
14) FC, 1998 Olio su cartone, cm 23,5x25
15) FC, 1998 Olio su cartone, cm 21x13
16) FC, 1998 Olio su cartone, cm 16,5x8
17) FC, 1998 Olio su cartone, cm 10,5x5,5
18) PERA, 1998 Olio su cartone, cm 27,5x21,5
19) MANDARANCIO, 1998 Olio su cartone, cm 24x21,5
20) FC, 1998 Olio su cartone, cm 19x19
21) FC, 1998 Olio su cartone, cm 28x8
22) FC, 1998 Olio su cartone, cm 23,5x10,5
23) FC, 1998 Olio su cartone, cm 31x20
24) PERA, 1998 Olio su cartone, cm 23x21
25) PERA, 1998 Olio su cartone, cm 23x20 |
La ricerca dell’identità di quanto mi apprestavo a fare ha avuto conseguenze che per certi versi mi aspettavo, in più ha condotto, in modo più che spedito, a risultati significativi, direi, addirittura, eccellenti. Io sono il pittore; io, un gatto nero; con le ali, a volte. Altre mi muovo, mi sposto, le chiudo, non volo, volo senza di esse. Perché, a dire il vero le ali, qui e ora, no! Non le uso per volare ma per stare a mio agio sui dipinti, per nuotare sulla loro patina del tempo. Ivi, con la consistenza di pigmento e medium, fatto di pasta pittorica, dipinto, appunto, sopra il supporto, sotto, sull’altro lato, c’è l’Arcadia, sono l’Angelo nero che fra due anni diventerà Dracula-Sicula – in questo luogo, due anni fa, rapidamente lo fui e li divenne – anche nei frutti e nell’intorno vuoto a picchettate pennellate, a migliaia; nei frutti che saranno frutti non-morti di polittici trovati nell’incognita y, scomposta e ricomposta come una i di punti capovolti nella trentesima parola di quel preciso giorno. La luce che portano questi polittici a tratti e fili di carta è bianca, gialla, bruna e nera; luce che s’accende con cera d’ape, cucita dal moto irsuto e friabile delle foglie secche. Le
code degli spermatozoi modificati dei dipinti, faranno piazza pulita di
tutte quelle credenze distorte dalle quali il potere di un’assuefazione
onnivora ha tratto sempre più ragione di paura e vigore. Come dire che il
bianco esiste solo nella
misura in cui riesce ad emergere contrapponendosi al nero. E’ evidente
che chi sta dalla parte dell’uno non può riverire l’altro o
viceversa. Un pittore non difende l’uno o l’altro colore, li utilizza,
ne ricerca la verità intrinseca e più di chiunque altro ha la capacità
di scoprirla. Ed
è altresì evidente che nessuno, anche chi pittore non è, può mettere
in dubbio la forza, la creatività del nero, portatore di luce.
Il bianco è il nulla, la tela è bianca prima che tutto inizi, la
carta è bianca prima che la mano inventi un’altra vita, con il nero o
con il rosso. Il nero è vigoria, il bianco è l’intorno, il nero è il
centro attorno a cui tutto il resto scandisce la sua storia (ritenuta
tale), il proprio vissuto che chiunque può seppellire nei cassetti della
memoria, oppure può serbare in due rivoli di sangue caldo e superlativo
rosso. L’universo
è nero: solo nella sua fredda immensità qualche piccola candela accesa
qua e là, sperduta tra gli enormi fuochi della creazione cognitiva, può
avere un senso. G.S.
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