NATURA NON-MORTA
1) NN-M, 2002 - Olio su cartone, cm 22
2) NN-M, 2003 - Olio su carta, cm 20x16
3) NN-M, 2003 - Intervento su fotografia, cm 10x15
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4) NN-M, 1995-2001 Olio su cartone telato, cm 60x40
5) NN-M, 1993-2001 Olio su cartone telato, cm 40x30
6) NN-M, 1993-2001 Olio su cartone telato, cm 24x30
7) NN-M, 1991-2002 Olio su cartone telato, cm 30x24
8) NN-M, 1991-2002 Olio su cartone telato, cm 35x25
9) NN-M, 2002-2003 Olio su tavola, cm 26,5x20
10) NN-M, 1998-2003 Olio su tela su tavola, cm 16x20
11) NN-M, 1998-2003 Olio su tela, cm 35x30
12) NN-M, 1998-2003 Olio su cartone, cm 17x13
13) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
14) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
15) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
16) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
17) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
18) NN-M, 2002-2003 Olio su cartone, cm 22
19) NN-M, 1991-2003 Olio su tela, cm 21x23
20) NN-M, 1991-2003 Olio su tela, cm 21,5x23
21) NN-M, 1991-2003 Olio su tela, cm 18x25
22) NN-M, 1991-2003 Olio su tela, cm 27x25
23) NN-M, 1997-2003 Olio su tela, cm 35x50
24) NN-M, 2000-2003 Olio su tela, cm 60x30
25) NN-M, 2003 Olio su carta, cm 28,5x20
26) NN-M, 2003 Olio su carta, cm 24x18
27) NN-M, 2003 Olio su tavola, cm 14x5
28) NN-M, 2003 Olio su tavola, cm 60x22
29) NN-M, 2003 Olio su cartone, cm 10x19,5
30) NN-M, 2003 Olio su cartone, cm 9x18
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Quando
si fa un giro titubante, una passeggiata per inerzia, con un passo che a
malapena scansa l’altro appena scorto, senza sforzarsi, avanzando, più
di quanto è dovuto per non dormire, ma anche quando, col fiato appeso
alle panchine dei giardini ci si ritrova seduti sulle proprie divaricate
gambe, coperti dalle foglie e la loro attesa senza fine, quando si passa
dalle vie di fatto, cercando di non calcare troppo il piede, alle vie
lunghe dei farò e si spedisce il senso delle cose per non subire
l’affronto di un diniego taciuto, quando si può ma non si vuole, quando
la pioggia battente bagna ogni dolore e ogni speranza, non si pensa, per
un fugace prurito adescato dal piede stanco, alla Grande-Jatte: troppi
punti. Tanti quanti i tattoo dei tumefatti culi delle donne tra gli
ombrelli chiusi ad aspettare. Giusto è pensare ad altri
lidi, ad altre callipigie e ben tornite muse
dai bianchi colli e dalle pulsanti carni, ad altri sanguigni fiumi, ad
altre nuvole col mare in tasca, ad altre immacolate gole o alle giugulari
mille volte infrante. A pochi punti: solo due. Due fiori a fiotti di caldo
sangue vivo, due oblò sul mondo per una non-morte senza fine. Il tempo del divenire è vuoto. E vuota è la scoperta del tempo del divenire in su e in giù nell’acqua quieta e nella mente ubriaca, senza aggettivo e perdizione sul chi vive, senza verbo, senza le strane chiusure della sera e la sete allergica dell’inutile sole. Godono i due canini arguti ripigliando il vecchio detto: quanto è antico questo motto! Ma quant’è vicino al vero? La residenza non è più qui e adesso ma sempre e in lungo e in largo. Perché avanzare ipotesi – più d’una come questa – è sempre fattiva collaborazione per una arcata congenita, suffragata e scoperchiata dai passaggi nebbiosi dentro l’alba delle mille e mille note rabbiose: cinque in tutto senza festa della quiete. Il tramonto rosso e nero se n’è andato dietro un velo verde scuro. Ma dov’è, dov’è il cielo? E perché mai lo cerchi ancora? In questo quinto e attento nero, dartelo io posso con gli alti fumi d’oro di un rosato segmento. Forza ali e artigli della notte, amori predatori con le bocche spalancate, avanzate, avanzate, divorate, divorate questo cielo e questa terra priva d’ombra e priva d’erba, sommergete il grande molo freddo e scuro, cosa mai aspettate ancora? Con l’urgenza aspettavate. Il grigiore della vita se n’è ito! Rotolando, la moneta per Caronte, rimbalzando in una faccia, l’altro lato l’ha lasciato. L’ha perduta, la moneta, quella faccia capovolta in un dirupo e nel fiume è affogata. Quante volte l’ha guardata quella faccia che è affogata; finalmente se n’è andata. Ogni ora è ampia e raccorciata, ogni veste è oriundo silenzio, cangiante vessillo di Dracula-Sicula, repentino in quest’ora si accende, dall’immenso patagio coperta e protetta, adesso e con gioia ogni cosa diviene non-morta. Non-morti i frutti, le donne, le tele, la notte. La natura tutta e qualsivoglia forma è siffatta: È non-morta G.S.
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