LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE
1) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 - Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
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2) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
3) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
4) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
5) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
6) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
7) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
8) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
9) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 30x30
10) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 19,5x19,5
11) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 19,5x19,5
12) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 19,5x19,5
13) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 19,5x19,5
14) LA CAVALLA PARTORISCE IL MARE, 2005 Tempera e sezione di cornice su tavola, cm 19,5x19,5
15) TRITTICO CENTRIPETO, 2005 (Part.) Cornice, tempera e sezione di cornice su tavola cm 38x48
16) TRITTICO CENTRIPETO, 2005 (Part.) Cornice, tempera e sezione di cornice su tavola cm 38x48
17) TRITTICO CENTRIPETO, 2005 (Part.) Cornice, tempera e sezione di cornice su tavola cm 38x48
18) TRITTICO CENTRIPETO, 2005 (Part.) Cornice, tempera e sezione di cornice su tavola cm 38x48
19) TRITTICO CENTRIPETO, 2005 (Part.) Cornice, tempera e sezione di cornice su tavola cm 38x48
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Ho sempre avuto un pessimo rapporto con
le cornici. Le ho rifiutate, nello stesso tempo le ho volute. Non ho mai
potuto soffrire le cornici ma al contempo le ho anche amate. Non ne ho mai
capito l’utilità per il dipinto e avrei voluto cornici per incorniciare
cornici che, a loro volta, incorniciassero quadri pomposamente
incorniciati. Non mi piacciono. Mi piacciono, le cornici. Sono superflue,
sono necessarie. Quelle dorate, massicce, mastodontiche, oppure dello
stesso colore del dipinto, nere (soprattutto); larghe coi fili d’oro.
Istoriate, con arabeschi, intagliate, stuccate, sfiorite, consunte dal
tempo, mangiate dai tarli, a brandelli, scartate, gettate via. Le ho
massacrate, finalmente. Una permanente liberazione, ora. Della
più classica, più impersonale e adattabile delle cornici di legno ancora
grezzo, poroso e adombrato dagli anni, ne ho fatto cavalli. Con una
silhouette assoluta, molto semplice, bellissima nelle sue tante, possibili
divagazioni formali. Cavalli apparsi, tra una cosa e
l’altra, molti anni fa e rimasti nel bozzolo di immagini solo pensate.
Cavalli; oblique sezioni di cavalli, allungate, molto allungate; mandrie
di cavalli; cavalli al trotto con le zampe parallele. Cavalli di corsa con
le gambe ferme, con in groppa nessuno, selvatici; braidi cavalli, figli di
cavalli, cavalli chiamati cavalli, un pezzo di legno chiamato cavallo,
cavalli incollati. Cavalli poco più giovani di quei
quadri e quelle cornici sovrapposti e poi ruotati perché, dal pensiero al
quadro alla cornice al muro, venisse a mancare ogni soluzione di continuità. Tutto ha una cornice: la prosa, il
freddo e il caldo che produce; il punto, lo squattrinato alone che lo
circonda; la poesia, il poeta; il gatto, il suo passo che c’è dove
c’era; il video, il limite dello schermo; il teatro, il palcoscenico e il suono
fin dove arrivano le parole e il silenzio; il sesso, il letto o qualsiasi altro
posto; un corpo morto, il profilo della sua
corsa; la non-morte, tutto ciò che non è
vivo e che non è morto; la ruota, il dondolo; lo specchio, ali di cartavetro di
specchi; la rosa appassita, polverosi petali di
plastica che mai appassiranno; il pulcino, il suo uovo, l’uovo un
nido di spine; l’ululato, la notte; la musica, la
notte. Quando vado in giro per gallerie e
musei (man mano il tempo passa meno voglia mi viene
di farlo), sempre più spesso mi capita di guardare i quadri come
cose racchiuse da cornici. Su queste ultime, infatti, gli occhi si posano
prima e di solito con un interesse maggiore. Trittico centripeto
– ha tale titolo una parte delle opere di questa mostra – perché c’è
la cornice (vera), il piano e, verso il centro (ma non sempre), la cornice
fatta a pezzi, cioè il cavallo, la cavalla, il mare (come vento su un
tamburo). Un percorso muove verso il centro, e quello che qui è centro,
in un trittico, fu uno dei lati esterni: È centro di un trittico
centripeto. Ciò che inseguo si può dire da
sempre, che pensavo irrealizzabile, che ora so di aver avuto tra le mani,
lasciandolo dileguare, chissà perché, più volte nei vari anni passati,
s’è fatto reale e concreto. L’essermi fermato al rosso del bolo è
l’ultima offesa. Nell’assenza dell’oro sta la differenza: tra sicura
cornice e predestinata sezione. La distruzione per una stabile e
definitiva creazione. Distruggere la cornice per far sì che il quadro,
senza di essa, non abbia confini e, avanzando nell’ipotesi
dell’inesistenza, con nessuna altra presenza che non sia la traccia, la
sezione della cornice che ho distrutto, abbia solo il senso del vuoto e
del nulla. Toh, anche questa è una bella cosa.
Potrebbe avere tanti di quegli sviluppi! Ne sono totalmente preso; ne sono
entusiasta! Ma perché, perché dopo una ventina di dipinti dello stesso
ciclo subentra la noia?
G.S. |