LA TEMPESTA DI GIORGIONE
1) TEMPESTA-TESCHIO FELINO DI GIORGIONE, 2005 - Penna su stampa, cm 17x12
|
2) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa, cm 30x20
3) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa, cm 16x11,5
4) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa, cm 17x12
5) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa, cm 15x10,5
6) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa digitale, cm 30x20
7) TEMPESTA-TESCHIO, 2005 Penna su stampa digitale, cm 30x20
8) BACON, 2005 Stampa digitale, cm 20x30
9) DE CHIRICO, 2005 Stampa digitale, cm 20x30
10) PICASSO, 2005 Stampa digitale, cm 20x30
11) MAGRITTE, 2005 Stampa digitale, cm 30x20
12) GIORGIONE, 2005 Stampa digitale, cm 30x20
13) INGRES-SICULA, 2005 Stampa digitale, cm 30x20
14) SICULA, 2005 Stampa digitale, cm 30x20
|
La
tempesta
è un dipinto sulla vita e sulla morte, lo scorrere del tempo. Non un memento
mori ma la vita stessa intesa e vissuta come memoria della morte. Ci sono tempeste e tempeste. Tempeste grosse e tempeste all’acqua lenta. Tempeste mutilate e tempeste scritte. Tempeste recitate. Tempeste utili come l’acqua del mare. Quale
musica sotterranea ogni tempesta ha la sua giovinezza remota. Con gioia si
china chi auspica ascoltare rami spezzati e fiori di vento, fisso ascolta
la tempesta. Dove ormeggiano i capelli tagliati di coloro i quali han solo
le guglie perché ogni cimiero hanno istoriato, nell’erba curva,
nell’elmo, negli aperti fucili da caccia poggiati a dondolare su spalle
di velluto rigato, crespo come quella setola tampone sbozzata per
picchettare i tamburi urlanti di Francis. Paria
sulu ca s’avia a metteri a chioviri, poi arrivau u mari cu tutti i
pisci. Boccioni
utilizzava la linea obliqua per quelli che vanno, la verticale per quelli
che restano, ma pur sempre vivi, mancava l’orizzontale muta per quelli
che sono andati e che vivi non sono più. La
corona di cartone di Macbeth ha preso fuoco coi capelli che teneva. Bentornato
Boltanski! Un
bel po’ di anni fa vidi una mostra, forse in occasione di qualche
Biennale. A Venezia, in un bel pomeriggio di sole lungo la strada che si
fa per andare ai Giardini. Se non sbaglio si scendevano alcuni scalini.
Alle cosiddette Prigioni. C’erano tante fotografie color seppia, come
unte dal tempo, forse di bambini, forse con altrettante lampadine accese.
Ogni tanto mi torna in mente quel luogo. C’è
continuità da Bacon a Boltanski. Il
17 marzo scialba e inutile giornata a Milano. Proficua
serata di vivi fantasmi. Giorgione,
Ingres, Picasso, De Chirico, Magritte, Bacon, Boltanski: Tutto tutto e
tutto nulla. Giorgione
sapeva che sarebbe morto giovane. Il
mare di Kubrick torna sempre alla valle. E
la musica è sempre più vicina all’acqua che la copre. G.S.
|