IL TEATRO DI VESPASIANO
1) TRIPLO TEATRO DI VESPASIANO, 2002 - Olio e tempera su cartone, cm 17x21,5
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2) GRANDE TEATRO DI VESPASIANO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 18x17,5
3) LORICA, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 15x19
4) OLIO GIALLO TRAPUNTO TEATRO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 19x15
5) L'AQUILA DI PROMETEO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 17x21,5
6) L'AQUILA DI PROMETEO II, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 20,5x15
7) SALTHEATRE, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 21x14,5
8) PIANGERE DAL RIDERE, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 27,5x16
9) IL TAGLIO DI VESPASIANO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 16x16
10) IL PRIMO TEATRO DI MARCELLO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 15x19
11) TEATRO DI VETRO DI MARCELLO, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 13x15
12) LE ROSSE MUCCHE DI MAN RAY, 2002 Olio e tempera su carta, cm 20x15
13) L'OCCHIO DI MAN RAY, 2002 Olio e tempera su carta, cm 20x13,5
14) TEATRO DELL'OMBRA, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 21x14
15) ELMO GRECO DI TAURUS, 2002 Olio e tempera su cartone, cm 20x15
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I bei
creduloni recitano la parte di chi confida, per indolenza (altrimenti per
ferite da tanto e lungo tempo inerti), in un diserbante medio livello
─ che per traguardo ha la rinuncia all’uso – della capacità di
ordinar pensieri, quanto meno, un pensiero dopo l’altro; oppure di chi
crede, più che per adultera perspicacia, perché annaspa di gioia
nell’indifferente deriva di qualsivoglia luogo, ma anche per semplice
penuria del senso utile e pulito delle cose “di senso prive” (senza
chissà quali arditezze irriverenti), di chi crede, ei diceva, alla
possibilità, meglio all’esistenza, d’una intramontabile bellezza. Che
sciocchezza! Come può,
ancora, chi vi pare, oggi più che ieri, guazzare beato nelle innumeri
illusioni che hanno fatto la fortuna di un Evo tante volte
ripetuto, così inutile e insensato, tanto immobile e ostinato da
spartirsi ben più di dieci volte cento anni, scavalcando e sommergendo la
ragione, un futuro di divertenti regole a portata della dose minima, per
ben vivere, di una pratica ─ e non succube ─ comprensione? Ma
recitano! Sanno di recitare, lo fanno contenti di farlo, e lo faranno vita
natural durante. E’ teatro. Tutti recitano. Perché tutto è teatro.
Alla vita, sia pure a malincuore, si rinuncia, ma non al teatro, al
desiderio di assecondare, passivi, per la prima paura, traino di tutte le
altre, che è quella del vuoto, l’altro
sé a cui non si aspira o la cui esperienza non si avrebbe voglia di
seguire, anche nella prima remora di ogni fibra di volteggiante rame
intellettivo: schiacciato, ellittico, annullato. Provate a misurare i
superstiti prismi di Boemia con un pruriginoso e liquido goniometro,
vedrete così quanti corpi, tra gli svolazzanti insetti illuminati dal
sole di mezzanotte, spariranno serbati dall’oblio, come se mai avessero
veduto l’alba e pedalato di gioia sull’essenziale automatismo
dell’invito. E dopo il nulla. Solo il nulla a fili che marciscono e
scodinzolando si disfano in un lungo belato conico e acuto. Provate,
provate a dosare con le ali dell’eupitecia il volo darwiniano
dell’euprepia. Il primo dubbio non servile sulla traccia appiccicosa di
onnipresente catrame intellettivo. Ellissi vuote che paiono gusci spremuti
e presi a calci nei denti come tante q messe in riga. G.S.
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